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Lavorare su di sè, riflettere sul mio essere - con, indissolubilmente, che si tratti della comunità locale, dei gruppi di auto-aiuto, o dei miei simili in generale.
Non c’è chi è più bravo o meno, chi è buono e chi è cattivo, chi capisce e chi non ce la fa, chi è alcolista o tossicodipendente o farmacodipendente e chi è puro come l’acqua sorgiva o normale.
La normalità è solamente statistica, non esiste di per sè, le dipendenze e le anomalie comportamentali possono essere di chiunque, è puramente casuale che io mi trovi ora “dalla parte giusta”, in un determinato contesto, e non da quella “sbagliata”.
Non conta l’apparenza, ma la sostanza, il cammino interiore, la disponibilità “ogni tempo”, lo slancio.
Conta, in una parola, l’esserci, sempre e comunque: dobbiamo lavorare perché noi possiamo sempre esserci e sempre più persone possano esserci con noi. |